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Upcycling: per Favini è la “parola dell’anno” da quasi trent’anni

12 Dic
2019

Alghe, residui agro-industriali, cuoio e, da quest’anno, anche scarti tessili diventano materie prime per la produzione di carta ecologica di alta qualità, secondo la logica di riuso creativo dell’economia circolare.

Favini, azienda che si distingue nel mercato cartario e del packaging per il suo approccio innovativo unito alla sensibilità ambientale, ha sperimentato un nuovo materiale derivante dalla filiera tessile per produrre una nuova carta ecologica recuperando cotone e lana in parziale sostituzione di cellulosa di albero.

Upcycling: cos’è e quali sono gli esempi di Favini

La pratica di riutilizzo di materiali di scarto, destinati ad essere gettati, per creare nuovi oggetti dal valore maggiore del materiale originale è detta upcycling, eletta ‘Parola dell’Anno del 2019’ secondo Cambridge Dictionary. Favini ha adottato questo principio alla base dell’economia circolare già negli anni 90’, intraprendendo un percorso sostenibile che continua tuttora.

Dapprima è stata brevettata Alga Carta realizzata con alghe della Laguna di Venezia, per poi sviluppare altre carte – Crush, Remake e Refit – a cui una parte della cellulosa è stata sostituita con residui agro-industriali, della pelletteria e di recente anche dell’industria tessile. [Fonte: Storia riuso creativo in Favini] Il principio che accomuna questi progetti è il riuso creativo, invece ciò che li distingue è la filiera con cui Favini ha instaurato un rapporto di simbiosi industriale per innescare virtuosismi propri dell’economia circolare.

 

Oltre l’upcycling: simbiosi industriale ed ecologia industriale

Il sistema a ciclo chiuso in cui tutti i rifiuti prodotti vengono riutilizzati è parte del concetto di “ecologia industriale”, che si snoda attorno all’affinità tra sistema naturale e sistema industriale. Questa recente espressione potrebbe diventare rapidamente di uso comune e Favini intende continuare in questa direzione nel futuro.

Nell’ambito dell’analogia con gli ecosistemi naturali, che si distinguono per il loro carattere ciclico, rientra il concetto di “simbiosi industriale”. [Fonte: Enea]

Industrie tradizionalmente separate integrano i processi per promuovere vantaggi competitivi attraverso lo scambio di materia, energia, acqua e, nel caso di Favini e delle sue carte ecologiche, di sotto-prodotti.

L’attuale percorso di sviluppo sostenibile di Favini è caratterizzato non solo da innovazioni di prodotto ma anche di processo, attraverso monitoraggio e miglioramento continuo.

 

I numeri green di Favini

I dati pubblicati nel 2019 attestano la riduzione dei consumi energetici, il risparmio delle risorse idriche e il minor impatto ambientale in termini di emissioni di CO2. A questi aspetti si aggiunge l’attenzione e la ricerca per materie prime certificate e sostenibili, oltre all’impegno in un progetto pluriennale a favore del rimboschimento e del supporto della popolazione in Madagascar. [Fonte: Sustainability Channel Favini]

Da quando è iniziato il percorso di sviluppo sostenibile i consumi idrici di Favini sono stati ridotti del 40% (periodo 2009-2018) grazie all’implementazione del sistema di ciclo chiuso dell’acqua, che ne permette il riutilizzo quando possibile. Favini è impegnata nel monitoraggio e riduzione delle emissioni associate alle sue attività produttive. Dal 2009, le emissioni di CO2 sono state ridotte del 21% con 4.920 t/cO2 eq evitate grazie all’autoproduzione di energia idroelettrica.

Inoltre, attraverso continui investimenti in efficienza energetica, come l’autoproduzione di energia rinnovabile grazie a due impianti idroelettrici, l’installazione di luci ad alta efficienza e l’impianto di cogenerazione, dal 2009 i consumi energetici sono stati ridotti del 15%.

Favini supporta anche progetti ambientali, in particolare sostiene Voiala volto a tutelare un’area del Madagascar. L’obiettivo è quello di piantare 150.000 nuovi alberi entro il 2020 per ripristinare la foresta dell’isola. Grazie il progetto Voiala, Favini aiuta la comunità di Sahavondronina e dei villaggi circostanti, divenendo modello di sviluppo sostenibile per le altre comunità, facendo formazione, contribuendo allo sviluppo dell’agricoltura sostenibile, favorendo la tutela della foresta attraverso piantumazioni e strategie che promuovono l’ecoturismo.


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