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Upcycling è la parola dell’anno 2019

10 Dic
2019

Pubblicato in Specialità Grafiche, Sustainability Channel

Il Cambridge Dictionary ha eletto Upcycling Word of the Year 2019, cioè la parola dell’anno in corso.

Si tratta di un forte segnale della crescente attenzione per le tematiche ambientali, oltre che di un dizionario che diventa sempre più green. Infatti, in aggiunta al successo della parola upcycling, nel 2019 è stato aggiunto al dizionario anche il termine plastic footprint.

Altre parole, che erano candidate per diventare Word of the Year 2019, riflettono la preoccupazione per gli effetti dei cambiamenti climatici e l’attenzione sempre maggiore per l’ambiente e l’ecologia: erano infatti presenti parole come: carbon sink (dissipatore di carbonio), compostable (compostabile) e preservation (conservazione). [1]

Queste parole, oltre al termine upcycling, manifestano l’interesse crescente per la salvaguardia dell’ambiente, il linguaggio infatti riflette ed allo stesso tempo influenza la cultura e la civiltà del popolo che lo utilizza. [2] Si tratta di un interesse generale, sentito anche dalle aziende che stanno investendo in ricerca per applicare il processo di upcycling allo sviluppo di nuovi prodotti ecosostenibili, ad esempio Favini con la sua offerta di carte ecologiche da riuso creativo di scarti industriali Crush, Remake e Refit.

Upcycling è la parola dell’anno 2019 secondo il Cambridge Dictionary. (Fonte: University of Cambridge)

Come si elegge la parola dell’anno? Ogni giorno l’account Instagram @CambridgeWords condivide e racconta una parola e upcycling, condivisa il 4 luglio, è stata la parola che ha raccolto più like e più consensi tra i follower e il pubblico social. Il sostantivo upcycling era entrato nel dizionario online Cambridge Dictionary nel 2011, dopo che gli autori del sito web avevano notato nell’anno precedente un picco nelle ricerche relative a questa parola. Da quel momento le ricerche del termine upcycling sono cresciute del 181% e raddoppiate nel corso del 2019. [3]

Esempi di upcycling se ne raccolgono già da anni precedenti all’inserimento nel dizionario. Sai quando ha cominciato Favini? Continua a leggere per scoprirlo.

Cosa vuol dire upcycling e qual è la differenza con recycling?

Upcycling letteralmente significa “utilizzare materiali di scarto, destinati ad essere gettati, per creare nuovi oggetti dal valore maggiore del materiale originale”.

L’upcycling non è sinonimo di recycling (riciclo), ma è qualcosa che va oltre.

In ambito cartario si parla di carta riciclata intendendo il materiale prodotto utilizzando fibre di cellulosa provenienti dal riciclo della carta e del cartone, mentre si parla di carta ecologica da upcycling nel caso delle carte ottenute dal riuso creativo di scarti industriali provenienti da altre filiere, come ad esempio quella agro-alimentare, del cuoio o tessile, per produrre in Favini rispettivamente le carte Crush, Remake e Refit.

La traduzione italiana più vicina al termine upcycling è riuso creativo, cioè quando un materiale di scarto trova nuova vita e acquista un maggior valore rispetto all’oggetto originario.

A differenza del riciclo (re-cycling), in cui si riporta indietro un materiale nel suo ciclo di vita alle proprietà originarie, l’up-cycling lo valorizza grazie a un design intelligente che lo rende più interessante a livello economico, estetico ed emotivo”, scrive Max McMurdo, designer con alle spalle studi sulle pratiche di riuso creativo, nel suo manuale “UPCYCLING, ovvero l’arte del recupero ricco di idee originali”. [4]

Dove e quando nasce l’upcycling?

Il termine upcycling è stato coniato ufficialmente nel 2002, ma era già stato menzionato in un libro tedesco nel 1996. Nel 2002, William McDonough e Michael Braungart hanno scritto un libro intitolato “Cradle to Cradle: The Way We Make Things” sui vantaggi dell’upcycling e il suo ruolo nella creazione e commercializzazione di diversi tipi di prodotti. Questo libro ha identificato e consolidato il termine upcycling come un metodo per prevenire gli sprechi attraverso il riuso creativo e la trasformazione di materiali di scarto in nuovi prodotti. [5]

In Favini la pratica dell’upcycling è iniziata nel 1992 con il brevetto dell’Alga Carta. [6]

Shiro Alga Carta è la carta ecologica di Favini nata dalle alghe infestanti la laguna di Venezia.

Qual è lo scopo dell’upcycling?

Come abbiamo visto, l’upcycling è il processo che permette di creare un nuovo prodotto dal valore maggiore a partire da rifiuti o materiali di scarto.

Lo scopo dell’upcycling è infatti quello di ridurre gli sprechi e migliorare l’efficienza dell’uso delle risorse e si pone all’opposto del downcycling, ovvero il riciclaggio dei rifiuti in cui il materiale riciclato è di qualità e funzionalità inferiori rispetto a quello originale.

Upcycling

Creare un gioiello con parti di un computer dismesso, realizzare una panchina con vecchi pallet di legno o costruire edifici utilizzando container o materiali recuperati da una discarica, sono tutte operazioni di upcycling, dove il nuovo prodotto ha un valore superiore rispetto alle materie che lo compongono. [7]

Altri esempi di upcycling si possono trovare nel nostro blog, clicca e leggi l’articolo L’Upcycling: una nuova frontiera verso la green art.

Il caso Favini: da Shiro Alga Carta precursore dell’upcycling, fino a Refit, la nuova carta con residui tessili

L’upcycling è un elemento chiave nel percorso storico di Favini. Insieme all’economia circolare ha contraddistinto Favini già dai primi anni ’90, trainando la ricerca di soluzioni alternative per utilizzare sottoprodotti come materie prime preziose per la produzione di carte a basso impatto ecologico, come Shiro, Crush, Remake e Refit.

L’esperienza di Favini nel riuso creativo di materie prime innovative per la produzione di carte eco-sostenibili ha origine negli anni ‘90 con Shiro Alga Carta, brevettata in tempi in cui la parola upcycling non era ancora entrata nel vocabolario e non se ne parlava diffusamente. Questa carta, nata dalle alghe infestanti della Laguna di Venezia, ebbe un notevole successo che continua ancora oggi: il processo produttivo riutilizza creativamente alghe provenienti da ambienti a rischio in altre parti del mondo.

L’offerta di carte ecologiche di Favini si è arricchita nel 2012 con Crush, la carta prodotta con 15% di sottoprodotti agro-industriali di mais, agrumi, kiwi, olive, mandorle, nocciole, caffè, lavanda, ciliegia e uva, che sostituiscono fino al 15% della cellulosa proveniente da albero.

Nel 2015 è stata la volta di Remake, un’altra carta ecologica contenente il 25% di scarti di lavorazione della pelletteria, e infine nel 2019 è nata Refit, la nuova carta con il 15% di residui provenienti dalle lavorazioni tessili di lana e cotone.

Scopri di più su Refit, la carta di Favini nata dall’upcycling di scarti tessili, leggi l’articolo Refit: carta, moda ed economia circolare.

L’aspetto che accomuna queste carte dalla forte connotazione green è proprio l’applicazione della filosofia dell’economia circolare e dell’upcycling per la loro realizzazione.

 

[1] cam.ac.uk ‘Upcycling’ crowned Cambridge Dictionary’s Word of the Year 2019

[2] rinnovabili.it Cambridge Dictionary, “Upcycling” è la parola dell’anno

[3] cam.ac.uk ‘Upcycling’ crowned Cambridge Dictionary’s Word of the Year 2019

[4] pratelli.net Cosa è l’Upcycling e la sua differenza col Recycling

[5] treepeace.com History of Upcycling

[6] wikipedia.org Shiro Alga Carta

[7] whatis.techtarget.com Upcycling

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