Favini raggiunge un traguardo storico importante: 120 anni da quando la famiglia Favini prese in gestione la cartiera di Rossano Veneto e il cognome divenne un brand.
Già attiva nel settore cartario a Maslianico in Lombardia, la famiglia, guidata da Attilio Favini, nel 1906 acquisì la cartiera di Rossano Veneto, ora sede principale di Favini Srl.
Con la scomparsa di Attilio, la gestione passò alla moglie Emilia, che assunse un ruolo centrale nella continuità aziendale insieme al figlio Luigi. In questa fase si rafforzò la struttura gestionale con competenze esterne: arrivò il manager Magnani da Bologna, che accompagnò una fase di consolidamento e sviluppo attraversando anche il periodo delle guerre fino al 1950.
Successivamente entrò in azienda l’altro figlio di Attilio ed Emilia, Andrea, che dopo l’esperienza di colonnello nell’aeronautica militare, contribuì alla fase industriale successiva della cartiera.
Da qui in avanti, la storia più recente è stata ricostruita attraverso le testimonianze delle persone che hanno lavorato in azienda negli anni.
La crescita della fabbrica
Negli anni ’60 e ’70 la cartiera attraversò una forte fase di crescita. La macchina continua 1, installata intorno al 1955, segnò l’avvio dell’industrializzazione della produzione.
A questa si affiancò la macchina continua 2, oggi non più presente, impiegata per la produzione di carta da filtro.
Nel 1963 venne inaugurata la macchina continua 3, che segnò un aumento significativo della capacità produttiva e dell’occupazione. Vennero assunti molti nuovi dipendenti, circa 60, per coprire la nuova richiesta di forza lavoro.
Nei primi anni ’70 nacque la divisione Cartotecnica Favini, con la trasformazione del modello produttivo che includeva anche articoli cartotecnici per la scuola e l’evoluzione dell’organizzazione interna.
Un ulteriore crescita è stata spinta dall’acquisizione della cartiera di Crusinallo (Piemonte) verso la fine degli anni ’90.
Il Colonnello Andrea Favini
Il Colonnello Andrea Favini, personaggio chiave nella storia dell’azienda che guidò la cartiera dalla fine del secondo dopoguerra fino al 1995 circa, è ricordato come una figura autorevole ma allo stesso tempo molto vicina ai dipendenti della cartiera.
Dalle testimonianze emerge un rapporto diretto con le persone, fatto di attenzione e presenza anche al di fuori dello stabilimento. Durante le interviste è stato raccontato un episodio legato ad un’escursione del gruppo dei marciatori, che lo ricorda lungo il percorso con una scena semplice ma significativa:
“Durante il “giro dei 4444 scalini” ci aspettò lungo il percorso. Arrivò con una fiasca di vino e dei tramezzini. Era fatto così: presente anche fuori dalla fabbrica.”
In alcuni racconti ritorna anche la sua capacità di mantenere gli impegni: un ex dipendente ricorda come, dopo un primo colloquio avvenuto prima dell’età minima per il contratto, venne richiamato a sua grande sorpresa al compimento dei 15 anni, esattamente come gli era stato promesso.
Episodi semplici, ma significativi, che restituiscono l’immagine di una figura stimata e attenta alle persone della propria azienda.
Emilia, accanto ad Attilio e alla nascita della nuova cartiera
Nei ricordi dei vecchi dipendenti viene citata anche Emilia, moglie di Attilio Favini, colui che scelse di acquisire la cartiera di Rossano Veneto.
Dopo la scomparsa del marito, si trovò a guidare un’azienda ancora in fase di crescita, in un periodo storico in cui il ruolo delle donne nell’impresa era spesso marginale. In questo senso, il suo contributo anticipò i tempi, assumendo un ruolo centrale nella continuità aziendale.
Chi l’ha conosciuta la ricorda come una presenza costante in azienda: una figura professionale e umana, vicina alla vita quotidiana dello stabilimento fino agli ultimi anni della sua vita.
Il lavoro quotidiano
Molti ex dipendenti raccontano di aver iniziato a lavorare giovanissimi, anche a quindici anni, e di aver ricoperto nel tempo più mansioni all’interno dello stabilimento.
Il lavoro era meno strutturato rispetto a oggi e si arrivava in azienda con una preparazione più limitata, anche perché non esistevano percorsi formativi specifici per il settore cartario. L’apprendimento avveniva direttamente sul campo, passando attraverso diversi reparti e ruoli per conoscere a fondo il processo produttivo della carta.
Innovazione e cambiamento
L’evoluzione della cartiera è stata un percorso di cambiamento continuo, costruito nel tempo. Durante le interviste con affetto si è ricordato il momento della nascita della Ricerca e Sviluppo, la cui prima area di ricerca erano i coloranti e alternative migliori.
Nel tempo partirono le sperimentazioni su nuove fibre come le alghe. Nel 1992 si brevettò infatti Alga Carta.
Parallelamente, lo stabilimento introdusse miglioramenti ambientali e tecnologici, dalla riduzione dei consumi idrici ai sistemi di depurazione biologica.
La vita attorno alla fabbrica
Attorno alla fabbrica si sviluppò una vera comunità, fatta di sport, abitazioni costruite dai dipendenti, orti e relazioni quotidiane.
Non erano rare le occasioni di incontro anche al di fuori del lavoro, così come la presenza di gruppi sportivi, tra cui quello ciclistico.
Il lavoro diventava così anche occasione di socialità e appartenenza, oltre che attività produttiva.
Le persone di oggi
Oggi le tecnologie e i processi sono cambiati, ma chi lavora in azienda continua a respirare quella storia e ne diventa parte.
Le testimonianze raccolte hanno permesso non solo di ricostruire alcune tappe fondamentali dello sviluppo di Favini, ma anche di comprendere come questa storia sia stata vissuta dalle persone.
Un ringraziamento va a chi ha condiviso pezzi di memoria aziendale, tra aneddoti, ricordi e passaggi significativi della propria esperienza in Favini.
Tra questi, un grazie particolare agli ex dipendenti: Mario Baggio Iginio Bordignon, Orazio Cavallin, Antonella Ferraro, Armando Marchiori, Gianni Scapin, e Giuseppe Zurlo.