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Favini Meet the makers Womsh circular economy

Favini racconta: il caso Womsh

10 Lug
2018

Pubblicato in Sustainability Channel

Meet the Makers è la rubrica di Favini che dà voce e visibilità ai protagonisti della sostenibilità, presentando casi di economia circolare.

Attraverso interviste ad esponenti del mondo “makers”, i cosiddetti artigiani digitali, Favini, in collaborazione con LifeGate, ha scelto di diventare divulgatore e vetrina degli esempi di eccellenza e innovazione sostenibile nel mondo.

Lo fa raccogliendo e raccontando la testimonianza di una selezione di makers, persone e aziende che hanno creato qualcosa di significativo, di unico, di moderno e di profondamente rispettoso dell’ambiente e delle persone, in linea con la circular economy.

Realtà che hanno fatto dell’uso intelligente delle risorse una priorità, e per le quali non c’è qualità senza che ci sia anche attenzione alla sostenibilità. Proprio come si impegna a fare Favini, da sempre.

Il primo caso che vogliamo raccontare il mondo di scarpe ecosostenibili Womsh, che come Favini, sposa e attua i principi di sostenibilità e dell’economia circolare.

Il caso Womsh in breve

Estetica e attenzione all’ambiente sono i cardini della produzione delle sneakers Womsh. Il brand Made in Italy compensa le emissioni CO2 piantando nuovi alberi e riutilizza le scarpe consumate per costruire pavimenti per i parchi giochi. E nella nuova collezione la pelle viene colorata naturalmente o ricreata con gli scarti delle mele.

Favini Womsh Meet the makers economia circolare

Gianni Dalla Mora e le scarpe ecosostenibili Womsh

Ottimista, viaggiatore, amante della musica, praticante di yoga e Tai Chi, Gianni Dalla Mora, 56enne veneto, ha una grande passione: le scarpe. Gliel’hanno trasmessa i suoi genitori, commercianti con un negozio di calzature, in particolare il padre che gli ha sempre raccontato “gli aspetti più tecnici ed emozionali del prodotto”.

La sua avventura personale nel mondo delle scarpe inizia nel 2013 quando, dopo aver lavorato diversi anni come un agente nel mondo delle calzature, ha deciso che vendere i prodotti degli altri non gli bastava e che voleva costruire qualcosa di tutto suo. Così Gianni ha creato il brand Womsh e lo ha fatto dandogli da subito un’anima sostenibile.

“Ho pensato di creare una scarpa bella, ma al tempo stesso anche rispettosa dell’ambiente. Era un’esigenza personale per una mia sensibilità rispetto a questi temi, ma in realtà ripensare i processi di produzione e consumo è una necessità globale che riguarda tutti”. Spiega Gianni Dalla Mora “Abbiamo tre scelte: possiamo continuare a produrre facendo danni ambientali, possiamo smettere di consumare, ma sarebbe impossibile, oppure possiamo trovare un equilibrio continuando a produrre e consumare ma con un approccio etico”.

Womsh: Made in Italy a tutti i costi

Womsh sbarca prima online, poi nel 2014 anche nei negozi. La produzione delle scarpe avviene interamente in Italia, in un’azienda che funziona per il 90% con energia rinnovabile. Il Made in Italy è un aspetto fondamentale per molte ragioni, dal poter vigilare sulle condizioni di lavoro alla qualità dei materiali e della manifattura, dal comfort al gusto italiano per il design.

“Mi capita spesso di frequentare le fiere del commercio equo-solidale: incontro persone con ideali bellissimi, ma che spesso si dimenticano che il prodotto, per essere venduto, deve essere accattivante. Le nostre scarpe cercano invece di coniugare fashion e sostenibilità, materiali più performanti e meno impattanti con un contenuto estetico e stilistico”, dichiara il fondatore di Womsh.

La scarpa ecosostenibile che riduce le emissioni e si può riciclare

Nel 2014 Womsh ha aderito al progetto Impatto Zero® di LifeGate grazie al quale sono state calcolate le emissioni di anidride carbonica (Kg di CO2 equivalente) immesse in atmosfera con la fabbricazione, spedizione e smaltimento delle sneakers, ridotte attraverso strategie di ottimizzazione delle risorse e dei consumi e infine compensate con la creazione e la tutela di foreste in crescita in Italia e in Madagascar, arrivando ad oggi a creare e tutelare una media annuale di 11.000 metri quadrati di foreste.

Womsh ha lavorato molto anche sul riciclo delle scarpe: grazie al progetto “I giardini di Betty” sostenuto da ESOsport, le calzature vecchie vengono trasformate in pavimenti anticaduta per i parchi giochi.

“Le nostre scarpe una volta consumate, invece di buttarle, chiediamo al cliente di restituirle in negozio per poterle riciclare. E per premiare chi lo fa regaliamo un buono sconto da utilizzare per il prossimo acquisto. Nel 2017 abbiamo riciclato 1.500 paia di scarpe, ma siamo fiduciosi che il numero aumenterà sempre di più”, spiega Gianni Dalla Mora.

Favini Meet the makers Womsh economia circolare

L’impegno continua con la pulizia dei mari

Prossimamente Womsh aderirà anche al progetto LifeGate PlasticLess, l’iniziativa volta a ridurre la presenza di plastiche e microplastiche nei mari italiani e a sensibilizzare le persone e le aziende sulla riduzione e il riutilizzo di questi materiali, promuovendo un modello di economia e di consumo davvero circolari.

Il fondatore di Womsh svela: “Pensiamo di organizzare un concorso di design in una scuola per realizzare una nuova scarpa. Il progetto che vincerà sarà realizzato in edizione limitata e i proventi saranno devoluti a LifeGate PlasticLess. Credo che l’aspetto sostenibile da solo non orienti ancora l’acquisto delle persone, ma è certamente un plus. Un prodotto deve essere bello, avere un giusto prezzo, poi se è sostenibile ha un ulteriore valore aggiunto. Comprarsi una scarpa deve essere un piacere, ma può diventare anche un atto di responsabilità”.

Upcycling in Womsh e Favini: riuso di scarti agro-industriali

Womsh ha poi in serbo delle novità sempre più green ed etiche per la prossima collezione di scarpe ecosostenibili. Gianni Dalla Mora dichiara: “Con l’Estivo 2019 presenteremo delle scarpe realizzate con un nuovo brevetto: si tratta di un sistema rivoluzionario di fissaggio dei pigmenti che permette di colorare il pellame senza utilizzare una base metallo e quindi di ottenere una pelle non tossica. Siamo anche riusciti a migliorare la linea di scarpe Vegan: prima veniva prodotta con un materiale che non aveva origini animali, ma che era inquinante. Ora invece realizziamo le scarpe con un prodotto derivante dagli scarti delle mele in un’ottica di economia circolare”.

Come Womsh sfrutta le proprietà degli scarti delle mele, così Favini nel 2012 lancia Crush, la linea di carte prodotte con residui dell’industria agro-alimentare che sostituiscono fino al 15% della cellulosa.

Favini’s eco-friendly papers Shiro, Crush and Remake come from 40% post-consumer waste.

Oltre a Crush, Favini applica la logica del riuso creativo a Shiro Alga Carte e Remake, le carte ecologiche nate da upcycling.

Un altro aspetto che accomuna Favini e Womsh è la generale attenzione verso le tematiche ambientali e la sostenibilità.

Favini si impegna costantemente per ridurre i consumi energetici e quelli idrici, per abbassare le emissioni di CO2 nell’atmosfera, oltre a questo è impegnata attivamente in progetti ambientali di riforestazione, come il progetto Voiala in Madagascar.

Consapevole del fatto che gli alberi e le foreste sono risorse fondamentali per il nostro pianeta e hanno bisogno di essere tutelate, Favini ha scelto di utilizzare solo materie prime sostenibili e certificate che provengono da una gestione forestale responsabile.

La filosofia aziendale di Womsh ha molti aspetti in comune con Favini. Abbiamo scelto di raccontarla per divulgare e promuovere gli elementi fondamentali del nostro modo di lavorare: la sostenibilità e l’economia circolare.

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